 |
|
Manifattura napoletana.
L'osteria
Seconda metà sec. XVIII Terracotta, stoppa, fil di ferro e sughero |
Nell'Appartamento Vecchio si trova una sala ellittica,
dipinta in bianco e senza decorazioni, con in alto dei panchetti forse messi lì
per i musici, dato che la sala era sicuramente destinata ai divertimenti della
corte. Oggi essa ospita il Presepe borbonico, restaurato di recente, dopo che la
maggior parte dei pastori era stata trafugata. La tradizione presepiale
napoletana si afferma in periodo borbonico con Carlo, ma soprattutto con il
collezionista Francesco I. L'usanza di allestire il presepe per il Natale si
affermò nella Reggia di Caserta come attività collettiva della Corte: ad essa
partecipavano non solo gli artisti e gli artigiani, ma tutte le dame di corte e
le Principesse, abilissime nel confezionare gli abiti per i pastori, ricche dame
o mercanti georgiani vestiti all'orientale, con sete multicolori e gioielli in
filigrana o coralli. Alla realizzazione del presepe parteciparono artisti come
Bottiglieri, Sanmartino, Mosca, Celebrano, Vassallo, Gori, i quali modellavano
in terracotta le figure più importanti, mentre le altre avevano testa e membra
di terracotta e l'anima di fil di ferro e stoppa. Le figure erano collocate su
uno "scoglio" di sughero, secondo regole rigide e nel rispetto delle scene
canoniche, quali la Natività, l'Annuncio ai pastori e l'Osteria. Per realizzare
il presepe ogni anno era eseguito un progetto, come descritto nelle tempere di
Salvatore Fergola sulle pareti della sala; in esse è raffigurato l'ultimo
presepe allestito dai sovrani, prima degli eventi infausti che portarono alla
fine del regno borbonico, voluto da Ferdinando II che fece approntare la lunga
"Sala della Racchetta" facendone dipingere tutte le pareti "ad imitazione di
cielo". L'attuale allestimento si ispira a quell'ultimo presepe ottocentesco,
che ben rappresenta la Napoli cosmopolita della fine del Settecento.
|