Una
scodella di fagioli, un pezzo di pane, una brocca di vino; e per insaporire il
tutto tre cipollotti: è il povero pasto di un contadino, consumato sull'angolo
del tavolo. Ma siamo sicuri che si tratti di un pasto così povero come appare a
noi? Questo quadro è stato dipinto alla fine del Sedicesimo secolo da Annibale
Carracci, un periodo di carestie e di epidemie, e per un contadino di quel
periodo forse un pasto del genere era tutt'altro che povero.
Senza cibo non si vive. Ma il cibo è anche
un'occasione per incontrarsi e per far festa, un simbolo di abbondanza e di
benessere. Per questo gli artisti lo hanno spesso inserito nelle immagini che
hanno creato. Oggi poi ci sono anche cuochi che usano il cibo per creare
immagini.
Da Omero a Boccaccio, da Leonardo a Kant, da
Tolstoj a Gadda, Neruda, Calvino: attraverso le testimonianze della letteratura
antica, medioevale, rinascimentale, barocca sino ai più bei brani letterari
italiani ed europei contemporanei l'evolversi delle forme storiche della cultura
alimentare, usi e costumi degli uomini a tavola, piaceri e dispiaceri incontri e
scontri hanno fatto del convivio un'immagine speculare della società.
Il cibo è talmente importante nella vita degli
uomini che ha un ruolo fondamentale anche nella religione. Nel Nuovo Testamento,
ad esempio, sono almeno quattro i momenti in cui l'insegnamento di Gesù si
collega al cibo: le nozze di Caanan, quando Gesù trasforma l'acqua in vino;
la
moltiplicazione dei pani e dei pesci;
l'ultima cena e
la cena di Emmaus.
Dietro ai
sapori, agli odori, si nascondono tantissimi significati; dietro al gusto di
sedere a tavola, ma anche di stare dietro ai fornelli, esiste una trama fitta di
simboli e linguaggi che costituiscono il variegato panorama della scienza
culinaria.
Il nostro
corpo, la nostra psicologia, l'educazione, la cultura, l'ambiente, la storia,
sono elementi fondamentali per ripercorrere e capire l'itinerario del piacere,
poiché condizionano non solo la preparazione e la presentazione del cibo, ma
anche la percezione visiva, olfattiva e la scelta di alcuni sapori al posto di
altri. Esistono poi elementi spesso ignorati ma non meno importanti quali il
desiderio, la creatività, la voglia, l'immaginazione che trasformano i cibi e
la loro preparazione in un vero e proprio linguaggio. Chi ama cucinare
generalmente scopre, ricerca, studia, fa esperienza, agisce secondo le sue
conoscenze, i suoi retaggi e cerca, grazie alla fantasia, di creare per
assecondare la necessità di comunicare stati d'animo e passioni. Non dovremmo
scandalizzarci dunque, quando sentiamo definire la culinaria un'arte.
La storia dell'alimentazione, dunque, è una
storia ricca di sorprese, di civiltà alimentari che cambiano, un mondo di
gusti, sapori e profumi ancora tutti da scoprire. Un mondo che possiede
naturalmente la sua storia, i suoi usi e costumi, i suoi artisti, le sue
leggende, tradizioni, e perché no, i suoi eroi, scienziati, filosofi, musicisti
e poeti.
Il cibo nelle arti figurative