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[...] Tutto è iniziato con un
progetto Comenius sulle minoranze linguistiche in
Europa. Un progetto cartaceo che, grazie all'entusiasmo
mio, del mio collega spagnolo Carlos Molina Solano e
degli altri colleghi coinvolti - la finlandese Maj-Len
Heinonen e lo svedese Bengt Anderson - si è trasformato
ben presto e volontariamente in una esperienza
telematica condivisa. Notte dopo notte, è nato il
Sito Internet "Minority Languages in the European Union"
http://www.stoa.it/minola
vera e propria scrivania telematica condivisa - dove la
comunicazione privilegiata è quella iconica - che ha
consentito di lavorare in simultanea da punti tanto
diversi d'Europa, arricchendo la nostra esperienza di
docenti e consentendoci di sperimentare sul campo le
infinite possibilità delle nuove tecnologie applicate
alla didattica. [...] Non potevamo, dunque, noi
"telelavoratori", lasciarci sfuggire l'occasione del
Netd@ys Europe 1999 per proseguire e migliorare la
nostra esperienza: abbiamo, dunque, presentato alla
Commissione Europea un nuovo progetto "I eat, therefore
I am" (Mi nutro, dunque sono) che, pur non essendo stato
finanziato, è stato riconosciuto "Progetto Ufficiale
Netd@ys ". In termini meno burocratici vuol dire "Bene,
ma niente soldi". Ma anche così abbiamo deciso di
attuare lo stesso il Progetto e, quindi,
volontaristicamente ci siamo messi al lavoro. Il nostro
lavoro è stato riconosciuto fra i "progetti italiani più
significativi" e presentato in videoconferenza con
Helsinki, in occasione del launch event della
manifestazione, dall'allora Ministro della Pubblica
Istruzione on.le Luigi Berlinguer. Dopo questo lancio
iniziale il progetto è stato sottoposto alla Commissione
Europea quale programma Socrates e finanziato
nell'ambito dell'Azione 1 del Comenius. Un modesto
contributo che ci ha consentito, almeno, di coprire le
spese di viaggio e soggiorno per poterci incontrare
"fisicamente".[...] E' nostra intenzione allargare il
numero di Paesi coinvolti sino a coprire tutti quelli
dell'Unione Europea e quelli che si prevede, in tempi
più o meno brevi, ne faranno parte. Malta, Slovenia,
Irlanda e Grecia, già dal prossimo anno, faranno parte
del progetto e sono in corso contati con paesi
extraeuropei quali Brasile, Venezuela ed Egitto che
potranno supportare, quali interlocutori privilegiati,
la nostra sperimentazione. La "complessità" della
cultura alimentare in Europa, quindi, come punto
amichevole di incontro per una cooperazione creativa tra
imprese, scuole, centri di formazione, università, enti
locali, esperti e non ultime famiglie in una sorta di
comunità che riesca a contaminarsi di buone prassi
comuni. Comportamenti innovativi, prima mai praticati,
possono rapidamente sorgere: in un gruppo si può contare
sulla pressione che il gruppo può esercitare sul singolo
e l’imitazione e l’emulazione possono accelerare
l’acquisizione di nuova cultura. E se è vero che a
tavola crollano le barriere, la cultura alimentare farà
da collante ai vari attori del network inaugurando un
circuito virtuoso. |