|
E'
risaputo che nel mondo musicale classico i piaceri della tavola hanno sempre
fatto parte della vita dei più importanti compositori. Molte storiche decisioni
sono state tracciate durante lauti pasti annaffiati da un buon e corposo vino.
E' questo il caso della "intensa" serata avvenuta a Milano in un importante
albergo cittadino fra Mascagni e Puccini. Un coronamento ai molti anni di
sacrifici che i due musicisti dovettero sopportare surante i loro studi al
Conservatorio di Milano, quando dividevano la stessa stanzetta per risparmiare.
Ritornando agli anni giovanili troviamo un Puccini molto attento ai piaceri
della tavola, anche se i soldi mancavano. Eppure la buona forchetta prendeva il
sopravvento, però in modo attivo, poichè il compositore si divertiva a creare
particolari piatti. Tutto ciò rispecchiava il suo carattere attivo ed
indipendente, una trasposizione perfetta dalla musica alla cucina. Il piatto che
Puccini amava cucinare era la pasta con le anguille, che riscuoteva sempre un
grande successo fra gli amici.
Nel libro di Silvestro Severgnini "Invito all'ascolto di Puccini" vengono messi
in evidenza aspetti interessanti , che gettano una nuova luce, simpatica e
particolare, sulla sua vita: "... La sera, quando ho quattrini vado al caffè, ma
passano moltissime sere che non ci vado, perchè un ponce costa 40 centesimi
(...) La fame non la pato. Mangio maletto, ma mi riempio di minestroni "brodo
lungo"...". La pancia è soddisfatta". Dopo gli anni di sacrifici, quando ormai
queste esperienze erano un lontano ricordo, Puccini continuava a cucinare,
stavolta per divertimento, per la rumorosa schiera degli amici, quando si
trovava nella capanna di caccia a Torre del Lago. Esisteva anche un altro piatto
che il musicista preparava volentieri, e cioè le "aringhe coi ravanelli". E'
noto che non perdeva occasione per sedersi a tavola in compagnia, mangiando
di
gusto e terminando con un ottimo e forte toscano, a chiudere in modo perfetto la
serata. Le sue più belle e significative opere hanno intimamente il gusto per il
bello e per il gaudente. Le situazioni più affascinanti ricordano da vicino una
visione della vita filosofica e con un pizzico di ironia. Per esempio "Le Villi",
rappresentata per la prima volta il 31 maggio 1884, vede come protagonista
Roberto, che conduce una vita dissoluta. L'immagine romantica e scapestrata del
personaggio riporta alla mente il modo di vivere quasi goliardico del
compositore. La passione per la caccia fece scoprire a Puccini la particolare
cucina della cacciagione, gustosa e di sapore molto forte. Molte volte, dopo le
battute di caccia, si ritrovava con gli amici per arrostire fagiani e friggere
pernici. In quelle serate narrava storielle sporche e, da come dicono le
cronache "faceva a gara di peti". L'immagine che ne traiamo è certo lontana
dalla serietà che solitamente si accompagna al melodramma e alla musica
classica,e dimostra come l'uomo ha saputo divertirsi e godere la vita senza che
il musicista trascurasse la sua splendida attività di compositore. Concludiamo
riportando un altro passaggio del libro di Severgnini che rivela l'amore del
Maestro per la vita semplice e rustica: "... così quando un giorno del 1884, il
Maestro ha la ventura di passare da Massacioccoli, "sente" subito che questo "caro
e benedetto" lembo di Toscana fra Lucca e Pisa, è la sua patria d'elezione...
Nel 1891, Puccini torna all'"eden", dove aveva già lasciato il cuore e vi si
stabilisce definitivamente". Uno spaccato preciso della filosofia di vita di
Puccini, che dimostra perfettamente l'amore per la vita che lo ha sempre
accompagnato.
|