|
Nell'atmosfera
gaia e spensierata dei contadini nei loro abiti sgargianti che si avviano ad
adorare il Bambino carichi di doni, si inserisce fa tenera immagine della
ragazzina in costume procidano. Nell'universo del costume popolare
rappresentato sul presepe i personaggi femminili vestiti con abiti tipici
delle province sono quelli di più sicura identificazione, grazie all'uso dei
dettagli qualificanti, che nel caso del costume procidano da festa si
identificano nella zimarra in seta qui in color ocra, profilata da raffinati
galloncini in filo d'argento che ritorti sul davanti danno origine ad un
motivo decorativo simile ad un ricamo. D'altronde la ricchezza delle vesti,
il senso del colore, così come gli ornamenti preziosi esibiti sono
altrettanti segni di appartenenza ad una specifica comunità sociale,
linguistica e culturale.
La pastorella, con lo sguardo rivolto verso l'alto velato da un'espressione
di patetico languore, è assegnata alla produzione di
Nicola Ingaldi, modellatore della Real
Fabbrica permeato di cultura neoclassica, che si dedicò alla scultura da
presepe tra Sette e Ottocento, scolpendo testine (se ne conosce una firmata)
ed animali.
Per questi ultimi viene tramandato dalle fonti il pesante giudizio del
Perrone secondo cui "copiava dagli altri però
dipingeva abbastanza bene" (A. Perrone - Cenni storici sul
presepe, Napoli 1896). |