Il
Pescatore è un personaggio che appare più di frequente negli
allestimenti presepiali a partire dall'inizio del secolo XIX, quando le
scene consuete si frammentano in una miriade di episodi minori, in quell'affresco
di vita popolare, con annotazioni minute relative agli svaghi e ai mestieri
della plebe partenopea e dei villici del contado.
In questo senso anche il presepe offre il suo contributo alla generale
tendenza all'illustrazione di costume che caratterizza tutta la produzione
di stampe, tempere, acquarelli e gouaches e che arriva all'Ottocento
inoltrato, dando vita ad un genere a sé stante, diventato via via più
fortunato perché richiestissimo dai tanti visitatori stranieri alla ricerca
di un souvenir di viaggio non particolarmente costoso, ma godibile e ben
fatto.
In quest'ottica la figura del Pescatore dal colorito bruciato dal sole, ha
una fisionomia già più tipizzata. Reca in mano una bilancia sulla quale
pesare le triglie, le seppie, gli scorfani, i mitili egli altri pesci posati
nelle "spaselle" ai suoi piedi.
Tante volte l'attenzione specifica alle minuterie ritorna in quest'epoca:
illuminante a questo proposito l'inventario di
Francesco I (1824-1830) che in una 'sporta' di pesci menziona "due
scorfani, dieci
luveri, un
marmoro, 10
aurate, 5
sarpe, 12
sparaglioni, 5
saracoi, 6
ajate, 15
lacerti, 1
marvizzo, 3
seppie, 2
ragosti e vari
scuncigli".
Pescatore
Napoli - Museo di San Martino,
Collezione Cuciniello